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> Un Futuro Digitale, Archivio - Cinematografi e Dintorni
 
salpa
Inviato il: Martedì, 28-Set-2010, 17:20
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Archivio – Cinematografi e Dintorni


Ho ricevuto il terzo quaderno di Microcinema,presentato alla 67 Mostra del Cinema di Venezia.
Il quaderno,interessantissimo,per la molteplicità dei contenuti.
Per il momento ho estrapolato l’articolo: “ Un futuro digitale”di Roberto Bassano(amministratore delegato di Microcinema).


La “bolla” del cinema digitale

Ci sono circa 80.000 schermi cinematografici nel mondo occidentale(escludendo Cina,India,e gran parte dell’Africa).
In Cina ci sono approssimativamente 4.000/5.000 cinema moderni,di cui circa 700 in 3D DCI(e altre decine di migliaia che utilizzano i sistemi digitali di proiezione più disparati) e in India più o meno 18.000.
In pochi anni,quindi,potranno essere convertiti al digitale oltre 100.000 schermi.
Durante l’ultimo decennio il numero di sale digitalizzabili è rimasto pressoché invariato.

Texas Instrument – depositario del brevetto e unico produttore esclusivo al mondo del chip DLP cinema,utilizzato da tutti i produttori di proiettori digitali accettati dalle specifiche DCI – riporta nella sua relazione annuale che,alla fine del 2009,vi erano 15.751 schermi che avevano introdotto sistemi di proiezione in digitale.
Nel 2010 si prevede che gli schermi convertiti al digitale saranno circa 20.000.
Le capacità produttive messe in campo da Barco,Christie e Nec stanno faticando a produrre i proiettori per rispettare la previsione. Per confronto il volume di E-Cinema per il 2010 non raggiungerà i 10.000 schermi.

Concediamoci un calcolo aritmetico puro sui tempi della conversione complessiva al digitale:con una capacità di 20.000 schermi l’anno,per convertire tutti gli schermi disponibili sarebbero necessari tre anni e mezzo e il processo terminerebbe nel 2015.
E’ improbabile che,per i ben noti motivi legati alla crisi economica e finanziaria,tutti questi schermi possano essere convertiti facilmente.

Bisogna anche ricordare che la disponibilità dei proiettori non è solo legata alla disponibilità del chip DLP di Texas;oltre alla capacità produttiva delle diverse aziende(Christie,leader assoluto di mercato,ha appena inaugurato una nuova fabbrica in Cina).è necessario che siano disponibili le ottiche e tutti gli altri componenti.

Catene più piccole e cinema di proprietà individuale saranno più sensibili al problema finanziario;cinema indipendenti e piccoli multiplex potranno risentire delle conseguenze del modello VPF. E poi,in fondo in fondo,non è facile da prevedere il successo del fenomeno 3D,al suo terzo tentativo di fare breccia,cambiando le sorti del mercato che negli Stati Uniti,nel primo semestre del 2010,pare avere mostrato i primi segnali in controtendenza:il mix di sbigliettamento tra 2D e 3D sta mostrando una crescita del primo a svantaggio del secondo.

In questo momento iniziale di grande attenzione sia del pubblico sia delle produzioni,il 3D sembra comunque fornire un argomento convincente e forse addirittura determinante per la conversione da pellicola a digitale. Dalla relazione della Texas Instruments si desume che i tre produttori di proiettori DCI hanno ordini sufficienti per coprire l’intera capacità produttiva fino ai primi mesi del 2011. Gli ordini che saranno evasi nei prossimi sei mesi sono già stati sottoscritti dagli esercenti sulla spinta degli attuali guadagni sui film 3D.Il dato riconosciuto a livello mondiale è che un film in 3D generi o sia in grado di generare il 250-300% di profitto in più rispetto al 2D. E’ una spinta quasi irresistibile per indurre una sala cinematografica a convertirsi.

Una considerazione a sé va fatta per il cinema digitale non riconosciuto come D-cinema –ma identificato-anche se semanticamente in modo improprio- come E-cinema.
I produttori mondiali di proiettori propongono un modello di business invitante per i costi potenzialmente più bassi rispetto al D-cinema,per la possibilità di garantire diversi livelli di sicurezza come il D-cinema,se richiesto,e per la capacità di proporre soluzioni flessibili a seconda della capacità di spesa dell’acquirente. Soluzioni che salvaguardano il risultato visivo sullo schermo senza legare la disponibilità di prodotto a specifiche artificiosamente imposte da produttori e distributori.

Adottare l’E-cinema può sembrare restrittivo,perché i sistemi non DCI non possono,ufficialmente,proiettare contenuti di Hollywood. Tuttavia Digital Projection ha appena rilasciato una serie di DLP 3 chip 1080p a basso costo che sono in grado di soddisfare tutti gli standard DCI,salvo avere una risoluzione di proiezione di 1920 pixel anziché 2048,mentre proiettano i film 3D con la stessa qualità dei sistemi DCI,con occhiali sia attivi che passivi.

Digital Projection è stato,insieme a Texas Istrument,lo sviluppatore del chip DLP adottato dal consorzio DCI quando i proiettori avevano una risoluzione massima di 1.3K,ed è stato dunque il primo produttore di sistemi DCI. E’ del 12 agosto 2010 la notizia che Digital Projection inizierà ad installare i primi 400 proiettori,con risoluzione 1.9K full HD per il circuito indiano K Sera Sera (sì.proprio come la canzone) di Bombay,una delle più importanti aziende nel settore media ed entertainment,specializzata nella produzione e distribuzione di film.
K Sera Sera ha deciso di costruire 500 nuovi cinema per un totale di 1.000 schermi.
Saranno ,dice il comunicato stampa,miniplex di città,ciascuno dei quali avrà due sale con capacità rispettivamente di 75 e 125 posti.

I dati comunicati da Texas,molto precisi,tengono conto della propria capacità produttiva e di quella dei tre partner costruttori dei proiettori ma non considerano,apparentemente,in alcun modo le previsioni degli analisti di mercato. Solamente in Cina,i cinema aumenteranno di circa 30.000 unità entro il 2015 e in India si prevede un incremento di circa 10.000 schermi. E’ chiaro che questo mercato,prudentemente stimato in 40.000 unità perché non tiene conto dello sviluppo degli altri paesi dell’area,sarà occupato da cinema con standard diversi dal DCI che prevedono un investimento economicamente sostenibile.
Nel 2015 si presume che il box office cinese arrivi a 10 miliardi di dollari,divenendo il primo mercato del mondo. Oggi l’importazione di pellicole dall’estero è contingentata a 20 all’anno(Nota 3:La Stampa,15/08/2010).


D-Cinema vs E-Cinema

Nonostante tutte queste dinamiche,che paiono contraddittorie e spiazzanti,si può razionalmente prevedere che nella maggior parte dei paesi occidentali il D-cinema vincerà rispetto all’E-cinema,per quanto riguarda la diffusione dei film di Hollywood,e il fattore determinante sarà proprio rappresentato dalla disponibilità di contenuti di Hollywood.
Qualsiasi business plan orientato ad un successo veloce e di ampia portata,include i film di produzione hollywoodiana.

Cina e India,e con loro tutti i paesi di quell’area,sembrano maggiormente refrattari alla conversione digitale con sistemi D-cinema,e si stanno guadagnando la qualifica di paesi orientati all’investimento sostenibile e per questo più interessati al modello E-cinema.
In effetti il D-cinema potrebbe vincere solo se ci fosse una crescente domanda di contenuti di Hollywood,se Hollywood non fosse disposta a fornire i propri contenuti attraverso installazioni. E-cinema(ovverosia fosse disponibile a rinunciare a parte degli incassi,fatto che per assioma è impossibile) e,infine,se i costi del D-cinema fossero ridotti radicalmente,in modo da avvicinarsi a quelli dell’E-cinema.

Se i costi dei sistemi DCI non scenderanno del 40% difficilmente le major di Bollywood saranno disponibili a favorire la sostituzione di migliaia di cinema già funzionanti via satellite con i costosi sistemi proposti da Hollywood. Sarà comunque la posizione Reliance a determinare le scelte di questo mercato,e non solo.

A ciò si aggiunga che la visione del 3D non ha alcuna differenza reale tra i sistemi equipaggiati con proiettori DCI e i sistemi alternativi con proiettori 1.9 che utilizzano un chip di più moderna generazione.


Contenuti
C’è un vecchio detto nell’industria film cinematografica riconosciuto a livello mondiale
:”il contenuto è re”.

Hollywood mette in pratica questo detto quotidianamente,con costanza,e riconosce che il controllo dei contenuti è il suo patrimonio più importante. In mercati in cui le major hollywoodiane hanno affari in corso e business facilmente gestibili,è abbastanza improbabile che sia autorizzata la conversione digitale utilizzando sistemi non DCI.
La situazione in Cina è complessa anche a causa delle restrizioni che il governo cinese impone sul numero di film di Hollywood che possono essere proiettati;le programmazioni di Avatar (nota4:Avatar di James Cameron,racconta la storia della popolazione originaria del pianeta Pandora che si batte contro i colonizzatori terrestri,venuti per impadronirsi con la forza delle sue risorse naturali. Nella vicenda il governo di Pechino potrebbe aver intravisto un riferimento alle minoranze etniche della Cina,i tibetani e gli uighuri-un’etnia turcofona di religione islamica- o anche alle requisizioni forzate di terre nelle campagne e di vecchie case di abitazione nelle città,che vengono demolite per far posto ai centri commerciali e ai complessi residenziali di lusso,settore trainante del miracolo economico cinese) in 2D sono state bloccate a gennaio per lasciare spazio alla biografia,politicamente corretta,su Confucio di Hu Mei. Per questo la digitalizzazione in Cina non è ,allo stato attuale,una partita semplice per le major e per i sistemi DCI,in particolar modo se i prezzi degli apparati di proiezione non scenderanno in modo sensibile.
Un’altra considerazione da fare è che uno standard diverso dal DCI di Hollywood avrebbe vantaggi fondamentali per la Cina popolare:favorirebbe e proteggerebbe la cinematografia locale e faciliterebbe il controllo,a livello governativo,della circolazione dei contenuti.

In India la predominanza di Bollywood rappresenta,come abbiamo già accennato uno scenario diverso.

La Reliance MediaWorks,che possiede oltre 500 schermi in India e che fa capo al gruppo di Anil Ambani,ha recentemente stretto un accordo con UFO Moviez che rappresenta il più grande network satellitare di cinema digitali del mondo con 1800 schermi,tutti rigorosamente non DCI,in India-.E’ probabile che se le major di Hollywood vorranno ampliare la loro presenza in India dovranno trovare un accordo con Ambani.

Di Ambani avevamo già parlato nel primo Quaderno di Microcinema. La sua Reliance ha prodotto i due maggiori film di successo di Bollywood nella scorsa stagione;attraverso Adlabs film,società di produzione e distribuzione controlla il 70% (settanta!) del mercato indiano ed è nota per avere coprodotto con Hollywood Marygold. Possiede una partecipazione di controllo nella Dreamworks di Steven Spielberg con la quale sta producendo una serie di film per 825 milioni di dollari (tra cui uno su Martin Luther King);
ha contratti con le maggior star del cinema di Hollywood per sviluppare i loro film.
Solo per ricordarne alcuni : Brad Pitt,Jim Carrey,Julia Roberts e Gorge Clooney.
La Reliance di Mombey spazia dalle telecomunicazioni alla televisione, dallo spettacolo ai servizi finanziari.

Con motivazioni differenti,per le ragioni fin qui esposte,in India e Cina ci sono opportunità significative per l’E-cinema e per il D-cinema.

Lo sforzo di fornire prodotti 3D per E-cinema,insieme alla distribuzione e gestione dei contenuti,potrebbe essere una proposta molto valida per supportare un passaggio al digitale capace di arrivare a tutto il settore cinematografico,a livello planetario,innescando finalmente il circolo virtuoso del risparmio delle copie 35mm e dell’utilizzo di sistemi di trasferimento dei file che prescindano dalla copia fisica.

Avanzando un’ipotesi macroeconomia è possibile che la Cina,e forse anche l’India,aprano il proprio mercato a un maggior numero di film di Hollywood – per reciproco interesse economico – potrebbe permettere la distribuzione di questi film su piattaforme E-Cinema.

Ma se ciò accadesse,ed è molto probabile,ci troveremmo ad avere il 75% e più del mercato cinematografico digitalizzato con quei sistemi che sono stati per anni considerati di serie B,dimenticando,forse,che ancora oggi moltissime sale proiettano con sistemi DCI in 1.3K.

L’ultimo importante motivo di riflessione ci arriva sempre dall’India.Da gennaio è iniziata una trattativa tra Reliance e Sony che sarebbe interessata a vendere la Metro Goldwyn Mayer,tra gli altri,dei diritti su 007 e la Pantera rosa. Se questa trattativa andasse in porto gli indiani avrebbero accesso ad un catalogo cinematografico hollywoodiano da proiettare,a loro scelta,in pellicola,in VC-1,in MPEG e in JPEG(DCI).

Ma MGM è anche uno dei soci della Digital Cinema Iniziative (DCI) che da sempre si batte per tentare di imporre uno standard costosissimo,ma americano.
Come gestirà DCI il rapporto con il potentissimo Anil Ambani che,attraverso accordi industriali,controlla il più grosso circuito cinematografico mondiale collegato in network,rigorosamente non DCI?
L’utilizzo di uno standard differente da Hollywood pone Ambani e le sue aziende in una posizione di forza perché si trovano a poter influenzare le politiche commerciali sulla distribuzione dei film di Hollywood in India. E un diverso standard tutela e favorisce il cinema locale dove l’influenza di Reliance è molto importante.



Gli Indiani a Venezia

Da tre anni il server DCI che supporta le proiezioni digitali i film a Venezia è prodotto
dall’indiana Qube.

Microcinema insieme con Qubemha sviluppato il software e l’hardware del server interoperabile M-box,che supporta indifferentemente le proiezioni 1.3K, 1.9K, 2.0K, rispettando i protocolli Microcinema e DCI.


Saluti Salpa






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